Affamati e stanchi decidiamo di seguire le ombre del crepuscolo e ci lanciamo nel primo Izakaya che troviamo nei pressi del nostro albergo. L'atmosfera è molto accogliente, e appena entrati veniamo assaliti dagli "irasshaimase" dei cuochi e camerieri. Ci sediamo a un tavolino, che scopriremo poi in seguito essere troppo piccolo per sostenete il nostro ordine, e comandiamo subito da bere: 2 birre e 2 Chu Hai (mandarino per me).
Indecisi su cosa comandare, decidiamo di buttarci su un po' di tutto senza preoccuparci troppo di quel che stiamo ordinando e facendo solo affidamento alle foto illustrative del menù.
Come previsto, il tavolo non riesce a contenere tutta la nostra esuberanza.
Ma quella sera, stanchi dai tre voli presi per giungere in Hokkaido, niente ci spaventa. Dopo aver comandato altre birre e Chu Hai spazziamo tutto, e per tutto s'intende anche la verdura decorativa dei piatti.
Satolli e soddisfatti paghiamo il conto e lasciamo il locale, avviandoci verso il nostro albergo. Ma è durante il tragitto che succede l'inevitabile. Eccolo lì, che ci guarda, luminoso e invitante. Un Conbini. Non c'è cena distopica che tenga, quando sulla nostra strada si incontra un Conbini è imperativo fermarsi. Già, perché non c'è Lawson o Family Mart che tenga, per un pacchetto di chips al wasabi e un melon pan alla matcha c'è sempre posto nel nostro stomaco.